Titolo originale: La Divina Commedia. Inferno

Regia: Francesco Bertolini, Adolfo Padovan e Giuseppe de Liguoro

Paese: Italia

Anno: 1911

Genere: drammatico

Lunghezza: 1250 m

Durata: 71 minuti

Colore: bianco e nero

Sceneggiatura: Francesco Bertolini

Fotografia: Emilio Roncarolo

Scenografia: Sandro Properzi

Musiche: Raffale Caravaglios

Produzione: Milano Films

 

CAST

Dante: Salvatore Papa

Virgilio: Arturo Pirovano

Farinata, Pier delle Vigne, Conte Ugolino: Giuseppe De Liguoro

Lucifero: A. Milla

Attilio Motta

Emilise Beretta

 

TRAMA

Il film è composto da 54 riquadri che ripercorrono con fedeltà la prima cantica della Divina Commedia. Uscito dalla selva oscura Dante incontra Virgilio e con lui inizia il percorso tra i gironi e le Malebolge, dove incontra tutti i celebri personaggi del poema: Minosse, Paolo e Francesca, Farinata degli Uberti, Pier delle Vigne, ecc. Nella Caina ascoltano la storia del Conte Ugolino e poi vedono Lucifero con tre teste, prima di riuscire «a riveder le stelle».

 

NOTE

Il film, noto anche con il solo titolo L’Inferno, fu proiettato per la prima volta il 10 marzo 1911 presso il Regio Teatro Mercadante di Napoli. Si tratta del primo lungometraggio della storia del cinema che ebbe una sorprendente diffusione e successo. L’obiettivo di raggiungere il più vasto pubblico possibile fu ottenuto dando la gestione della promozione e distribuzione cinematografica a Gustavo Lombardo, un vero e proprio pioniere della moderna pubblicità. Il successo de La Divina Commedia. Inferno, questo il titolo per esteso, è inscindibile dal lavoro portato a termine da Lombardo che rivoluzionò la distribuzione delle pellicole:

«le copie del film vennero per la prima volta cedute per lo sfruttamento sul mercato, in Italia e all’estero, attraverso concessioni in esclusiva per zone e paesi che fruttarono molto denaro al distributore e al produttore con notevole anticipo sugli esiti al botteghino» [A. Bernardini].

In Gran Bretagna e negli Stati Uniti uscì col titolo Dante’s Inferno, in Francia con il titolo L’Enfer, Das Fagefeur è invece il titolo che ebbe in Germania.

Ogni scena usa effetti speciali in funzione realistica sotto la direzione di Emilio Roncarolo, direttore tecnico degli effetti speciali: i lussuriosi trascinati dalla bufera infernale, il petto squarciato di Maometto, la testa brutalmente separata dal corpo di Bertrand de Born (esposizione multipla), la trasformazione dei ladri in serpenti (sostituzione tramite montaggio). Lucifero appare enorme grazie all’impressione separata della pellicola e in una seconda inquadratura ravvicinata, come un intuitivo primo piano, mostra in bocca un uomo che muove le gambe, anche qui grazie alla doppia esposizione. Le immagini e la scenografia dell’inferno sono ispirati alle illustrazioni di Gustave Doré e a quadri e miniatura del XIV e XV secolo. Ma l’impiego degli effetti speciali, come spiega Aldo Bernardini, ha però un fine differente da quello naïves, carnevalesco di un contemporaneo dell’epoca quale Méliès:

«[…] qui il troquage non è al servizio di uno svagato gioco fantastico, o del grottesco, dato che si avverte invece costante lo sforzo di rendere questa evocazione dell’Inferno dantesco in qualche modo verosimile, e il trucco dovrebbe soprattutto servire ad accrescere l’orrore». [A. Bernardini]

Palese è l’esplicito rimando alle tavole della Commedia illustrate da Gustave Doré. Tale rimando è da spiegarsi con la volontà di legittimare il nuovo medium, il cinema, agli occhi di un pubblico alto che per tutto il decennio precedente ha ignorato questa nuova arte.

Gli esterni sono stati girati interamente sulla ben nota cresta della Grigna, in provincia di Lecco.

Il film esce negli Stati Uniti nel 1912 col titolo Dante’s Inferno.

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