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Cacciaguida

cacciaguidaBIBLIOGRAFIA

FILMOGRAFIA

 

BIOGRAFIA

Cacciaguida, terzogenito di Adamo Frangipane, nasce (secondo la teoria più credibile) nel 1091 a Firenze. Battezzato in S. Giovanni ha due fratelli, Moronto ed Eliseo, e sposa una donna di Val di Pado, da cui deriva il cognome Alighieri.

L’esistenza storica di un Cacciaguida padre di Alighiero è accertata da due documenti conservati nell’Archivio di Stato di Firenze: il primo, del 9 dicembre 1189, in cui i fratelli Preitenitto e Alaghieri, ” filii olim Cacciaguidae “, promettono a Tolomeo, prete della chiesa di S. Martino, di tagliare un fico presso il muro di proprietà della chiesa stessa; il secondo, del 14 agosto 1201, in cui Alighiero di Cacciaguida e un suo figliolo son testimoni a una quietanza rilasciata da Iacopo di Rosa, protomaestro di Venezia, per tutto ciò che egli poteva richiedere al podestà di Firenze. Robert Davidsohn, inoltre, segnala – fra le carte strozziane dell’Archivio di Stato di Firenze – uno strumento del 28 aprile 1131 dove interviene come testimone un Cacciaguida ” filius Adami”;  Michele Barbi, che rivede la carta, si mostra favorevole all’identificazione, anche perché il nome di Cacciaguida non risulta comune. Bastano, a ogni modo, le date dei due primi strumenti per collocare la vita di Cacciaguida nel secolo XII, ai tempi di Lotario II e Corrado III, a escludere, cioè, che l’imperador Currado seguito dal trisavolo di Dante alla crociata possa essere Corrado II di Franconia (1024-1039) anche se questi, come dice il Villani (IV 9), ” si dilettò assai della città di Firenze quando era in Toscana, e molto l’avanzò e più cittadini si feciono cavalieri di sua mano e furono al suo servizio “, allorché andò a combattere i Saraceni in Calabria.

L’ipotesi più probabile è che si tratti di Corrado III di Hoenstaufen che, nel 1127, viene proclamato Re d’Italia e, nel 1138, dopo la morte del predecessore Lotario III, diventa anche Re dei Romani. L’importanza di un potere stabile all’interno del regno italico porta alla creazione di un potente esercito; in questo contesto Cacciaguida viene nominato Cavaliere per il suo generico «ben ovrar» e segue il re durante la Seconda Crociata (1145-1149).

Proprio in Terrasanta Cacciaguida trova la morte come martire di Cristo insieme ad altri numerosi crociati. Non sappiamo se nella disfatta in Anatolia, nel 1148 presso Dorylaeum, o nelle battaglie precedenti. La sua morte va posta prima del settembre 1148, quando Corrado III abbandona la Terra Santa; forse avviene nell’anno precedente, quando l’esercito imperiale è quasi completamente distrutto dai Mussulmani.

 

Cacciaguida nella Divina Commedia

La narrazione dell’incontro di Dante con Cacciaguida nel Cielo di Marte, quello degli spiriti morti combattendo per la fede, è uno degli episodi centrali della Commedia, che svolge la funzione di una investitura morale e religiosa del poeta.

Esemplato sul racconto virgiliano dell’incontro di Enea con Anchise nei Campi Elisi (Eneide, VI 703 sgg.), l’episodio è articolato secondo una sequenza di domande che Dante pone all’avo relative alla sua vita e alla Firenze del suo tempo, e alle profezie sul  proprio futuro che ha raccolto durante il suo viaggio. Cacciaguida descrive le tappe salienti del prossimo esilio di Dante e lo esorta a rivelare per intero e senza timore il contenuto della sua visione una volta che sarà tornato tra gli uomini. L’investitura di Cacciaguida rende la scrittura del poema una sorta di missione profetica e civile, che Dante deve adempiere per volontà divina.

 

Paradiso Canto XV, Canto XVI, Canto XVII