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Gerione

gerioneBIBLIOGRAFIA

FILMOGRAFIA

 

PERSONAGGIO MITOLOGICO

Gerione è personaggio che appartiene alla mitologia greca: mostro triforme, figlio  di Crisaroe e di Calliroe, e fratello di Echdna, abita nell’isola di Erytheia situata all’estremo Occidente, oltre le colonne d’Ercole, dove possiede un ricco e bellissimo armento di buoi rossi guidato da Euritione e custodito dal cane Orto

Esiodo lo definisce Tricefalo, e così è descritto da Apollodoro nella Biblioteca: “L’isola era abitata da Gerione, figlio di Crisaore  e di Caldiero, a sua volta figlio di Oceano. Il suo corpo era come quello di tre uomini cresciuti insieme, uniti in uno all’altezza della vita, ma poi separato in tre dai fianchi e dalle cosce in su”.

Eracle, su richiesta di Euristeo, deve impossessarsi dei buoi (decima fatica). Arriva nell’isola sulla barca dorata di Helios e viene sorpreso da Gerione, presso il fiume Antemois, mentre gli ruba gli animali: uccide il gigante, torna a Tartesso, e, dopo molti travagli, consegna i buoi a Euristeo.

Virgilio (Aen., VI, 289; VII, 662; VIII, 202), Ovidio (Met., IX, 184-185; Her., IX, 91-92) Seneca (Agam., 834) lo descrivono come un mostro di natura tricorporea; il gregge di Gerione coincide con quello di Ade, sì che Menete, il pastore di Ade, che gli avrebbe rivelato il furto di Eracle, è un suo doppione, così come Orto è un doppione di Cerbero. La fatica di Eracle è localizzata in Ambracia, nella contrada del mare Acherusio, dove s’immaginava l’ingresso al mondo sotterraneo.

Eracle dà vita in Sicilia a un oracolo di Gerione che, in seguito, si diffonde in tutta la penisola; ad Abano, vicino a Padova, esiste un suo oracolo al quale, come riferisce Svetonio (Tiber., 14), è solito rivolgersi Tiberio, quando si reca nell’Illirio.

Il carattere di Gerione dell’oracolo patavino è quello non già d’un mostro che abita lontano dall’umano consorzio, ma di un eroe che dimora presso benefiche e salutari acque termali, quasi come protettore e consigliere benevolo. Questo carattere atipico rispetto alla tradizione greca trova nuovamente riscontro in Sicilia nel culto che Gerione ha in Agirio.

L’arte arcaica greca raffigura Gerione con tre corpi di guerrieri. Appare invece come un giovane nudo, con scudo, nella metopa del cosiddetto Thesèion ad Atene, e come oplite tricorpore nella tomba etrusca François di Vulci. L’arte romana lo raffigura con tre corpi o, più semplicemente, con tre teste.

 

Gerione nella Divina Commedia

Dante rappresenta Gerione come un mostro con un solo corpo, ma composto di quattro esseri animati: il volto è quello di un uomo giusto, onesto, benevolo; il corpo è di serpente; le zampe sono artigliate come quelle di un leone; la coda è velenosa e biforcuta.

Con la sua ricercata commistione di elementi umani e bestiali, e col suo manto cosparso di variopinti nodi e di rotelle, è simbolo dell’instabilità, della incertezza e dell’oscuro rapporto tra essere ed apparire. È il bene capovolto, l'”anti-bene”, la sozza imagine di froda.

 

Inferno Canto XVII